"SOTTOSOPRA"
CASA FRABBONI di S. Pietro in Casale (Bo)

Marzo 2015

Quando la  terra si muove, riempie vuoti mentre altri ne crea, anche le anime scuotono con le case. Mute, nel silenzio dell’appena dopo scrutano le ferite delle pietre e dei legni. Quelle più manifeste dei volumi violentemente scomposti e quelle più lievi disegnate sulle superfici da solchi appena percettibili. Dentro possono nascondersi molti agguati, fragilità di equilibri solo appoggiati e di resistenze sicure solo in apparenza.

E’ ferito il riparo dei corpi e dei loro gesti, più vulnerabile il guscio che le anime abitano di giorno e di notte; così debole che qualcuna di loro, più sfortunata, lo deve abbandonare per abitarne un altro: una sorta di muta forzata, naturale invece per altri animali.

Sottosopra. Sì sottosopra! Mai questa parola è parsa più adatta. Cambiano direzione i passi, posto gli spazi, senso molte parole, profilo i tetti e i volumi sospesi degli edifici, colore e tranquillità i sogni.

                                          ***

Può capitare di riparare in una parte più sicura della casa, più raccolta. La terra si muove ancora ma ora in modo più gentile. All’inizio i sottili scricchiolii si aspettano come dei segnali di un pericolo ormai scampato, poi, piano piano ci si abitua e la notte si comincia a dormire di più.

La cucina è diventata il mio guscio, lo sarà per molti giorni, grande abbastanza per viverci anche di notte; sul tavolo sparecchiato del dopocena hanno cominciato a prendere forme e senso i segni che traccio sul foglio.

Campanili strani con giochi architettonici in equilibri e prospettive immaginati; come per dire che quando la terra si muove con la sua potenza incontrollabile porta in superficie modelli architettonici e comportamentali spesso sepolti o immobili nelle stratificazioni e composizioni di pietre e travi che fanno l’abitare e il suo senso.  Con lo scuotimento cambia la percezione del dentro e del fuori, del sè e degli altri sè, dell'eredità da cui proveniamo  e sulla quale camminiamo. Anche la percezione del del tempo pare farci tornare indietro alle  antiche fatiche e avventure costruttive dei primi insediamenti di comunità stanziali che diventeranno città, inglobando l’intorno in una mescolanza di tradizione e novità nei modi di stare e di pensare.

Forse  proprio per questo, sui miei fogli, i campanili lasciano il posto a scorci e porzioni di complessi architettonici inventati che sembrano generare forme dentro a una forma che le contiene e le significa. E' la forma della tecnica e del gusto, della sapienza costruttiva che si fa stile, di moduli abitativi per signori e servi, per mercanti e navigatori,  per governanti e governati. Palazzi e abitazioni comuni, città nelle città, simboli delle loro comunità  culture e tradizioni.

La simbologia religiosa che in qualche caso rimane si fa meno pervasiva e all’imponenza dei pieni fa spesso da contrappunto la marcata presenza di  vuoti aperti  a sfide talvolta presuntuose della ragione, ai rischi e alle incertezze dell’immaginazione. Vuoti che sollecitano a dirigere lo sguardo verso orizzonti di senso appena intuibili ma definiti abbastanza perché l’occhio si fermi e ne cerchi meglio la natura e i contorni.

Quando ripenso a questi segni di  architetture improbabili, di superfici che si tessono, di vuoti e pieni, di muri antichi e nuovi mi viene in mente che quasi ogni mattina raggiungevo i muratori al lavoro al piano superiore.

Era come entrare in un guscio vuoto che mostrava le nervature del suo sostegno, i suoi punti di forza da ripensare, le sue aperture e le sue protezioni. 

 

                                        ***

 

Il guscio, certo, ma le anime?

Sono arrivate. Sono arrivate un po’ per volta componendo nel tempo una sorta di album di figurine di persone, di case e di cose immaginarie e immaginate, simili a quelle a quelle dei vecchi album che raccoglievo da piccolo.

Si presentavano in genere verso le nove di sera. Qualcuna si precipitava sul foglio di slancio, qualcun’altra, più timida, si faceva appena appena intravedere aspettando di essere come invitata a presentarsi.

La voce si è sparsa e l’appuntamento è diventato costante. Ogni sera un’anima, una seconda e una volta se ne presentarono due insieme. La prima era impaziente di mostrarsi e raccontare così la seconda, con molto garbo, le lasciò il posto e attese il suo momento salutando calorosamente prima di andarsene.

Sono passati ormai tre anni, ma le visite sono continuate e continuano tuttora sempre verso le nove di sera e sempre a quel tavolo ti cucina.

Così l’album non è ancora concluso e, proprio come succedeva quando ero bambino, ci sono anime che hanno “preteso” e pretendono sul foglio uno spazio maggiore. Ma diversamente da quelle dei vecchi album, non sono necessariamente le più rare e neppure le più preziose.

 

Piero Sacchetto    -        febbraio 2015

 

                                        ***

Caro Piero,

quelle anime dopo essere arrivate da te, nel guscio della tua cucina, un giorno, silenziose e ben ordinate arrivarono nel mio studio a Ferrara dentro il guscio di una cartella.

Non erano più pensieri svolazzanti o personaggi in visita ma segni di china precisi e preziosi su fogli di carta.

Cominciarono ad uscire allo scoperto con la timidezza della prima volta ed apprezzai subito questa loro delicatezza. Il primo foglio presentò il secondo … e così via come si fa ad una festa affollata di presenze sconosciute.

Qualcuno si  faceva notare di più per l’arroganza del portamento, ma ero incerta se definirlo presuntuoso o ricco di cose da dire. Un altro poi si presentò subito carico di argomenti, assomigliava a … spiegava che … voleva ricordare che …

Un altro ancora si distingueva per l’essenzialità e guardava un po’ storto quelli più barocchi. Dieci, venti … cinquanta … 

Non potevo approfondire la conoscenza di tutti ma ne uscì uno che mostrava una grande eleganza e … mi sorpresi a seguire più attentamente le tracce di china di alcune linee parallele che, contrariamente alla loro natura, perdendosi dietro ad una curva misteriosa si incontravano fino a fondersi e risbucare fuori in un sottilissimo unico tratto. 

Osservavo e pensavo a queste architetture di segni, cresciute in una notte raccogliendo frammenti di Storia e storie. 

E se li guardassi ribaltati? i campanili sottosopra??!!

 

Non punterebbero più verso il cielo perderebbero il senso dell’ascesa ma indicherebbero forse qualcosa di più solido, puntando verso la Terra. 

Dopotutto andrebbero bene anche così, ribaltati, per curare e compensare un po’ quell’incertezza che “l’imprevisto” ci ha lasciato.

Le carte con i segni di china appoggiate sul tavolo dello studio si capovolgono in un attimo … il senso delle cose pure … la vita anche, ma la Vita non è china sul foglio!

Su queste carte è semplice ragionare di stabilità perché rimangono appoggiate al tavolo ma se qualcuna di loro, avesse il coraggio di trasformarsi in volume … e sfidare l’esperienza della stabilità …? Troppo facile rimanere sempre carte!

Continuò la sfilata di campanili, architetture vive, animali architettonici, personaggi mutanti ...in una sequenza di combinazioni infinite che, ad uno sguardo veloce, poteva sembrare una ricca sequenza immaginata, ma che in realtà assomigliava molto alle infinite possibilità della vita.

Sul tavolo le carte tornarono infine nell’ordine assegnato dalla cartella ma prima di sparire alla vista una rallentò il suo congedo, pareva proporsi volontaria ad una nuova avventura. 

Mi sembrò subito perfetta. 

I tratti di china creavano neri intensi e grigi che abbracciavano e circondavano bianchi puliti raccontando di morbidezze, vuoti e pieni come se già la penna nel crearli li avesse sperimentati. .. 

Sembrava una nave o forse solo un’aquila architettonica o una nuvola navigante o un aquila nuvolosa … 

Sarebbe diventata forse altro, per quella vocazione della materia a trasformarsi mentre viene creata.

Era deciso: ci avremmo lavorato insieme e sarebbe comunque diventata un volume. 

 

Isabella Guidi

 

OPERE

Scultura realizzata in collaborazione con Isabella Guidi. (VEDI PAGINA DEDICATA)

 
"SOTTOSOPRA"
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