"SOLO ANDATA"
CIRCOLO DEGLI ARTISTI, Albissola Marina (SV)

Maggio 2017

 
 

Il titolo pare quello di un Arcano Maggiore del mazzo dei Tarocchi: racchiude infatti destini e avventure, miserie e desideri, forza di disperazione, addii, abbracci, sogni e tante altre cose.
Basta trovare il tempo per leggere la carta, girarla, ed entrare in un universo di disinteresse e rimorsi, di empatie di un attimo, non tutte e non sempre sincere; di egoismi e di rimproveri all’ostinazione di chi insiste a farsi spazio nelle pieghe di un destino che pare a senso unico: il domani sta più in là, sulle tracce di passi segnati che possono confondersi o interrompersi e portare a vita o a morte.
Prende forma così l’altra faccia della carta, disegnata dalla mano che si chiude e si ritira o da quella che invece ne stringe un’altra le dà forza fino all’ultimo passo fuori dall’inferno.

Già troppe parole! Ora il disegno della carta è completo e ogni segno in più rischierebbe di cancellare qualcuno di quelli già tracciati.Sì, perché ci sono parole che cancellano e molto spesso i pensieri del silenzio fanno meno danni. E’ da pensieri silenziosi che sono nati i lavori esposti. Silenzio e tempo hanno cercato colori, forme e materiali che non graffiassero volti già troppo segnati, che non mortificassero gesti già troppo disperati. Nelle geografie dei colori, nei pieni e nei vuoti delle superfici appena suggeriti non si incontrano i volti di “quelli” che sanno di andare per restare, vivi o morti.Da un inciampo casuale nei versi di Erri de Luca raccolti nel titolo SOLO ANDATA (Feltrinelli, 2014), che ho “rubato”, è cominciato il mio viaggio di meditazione silenziosa. Ne è scaturito un racconto dei miei pensieri che avevo idea di condividere con chi, interessato, potesse regalarmene qualcuno dei suoi.

 

Piero Sacchetto marzo 2017 

 

OPERE

 

PIERO SACCHETTO: SOLO ANDATA…NEI SEGRETI CROMATICI

Si è conclusa domenica 21, al Pozzo Garitta, Circolo degli Artisti, ad Albissola, una esposizione di assoluto interesse che ha avuto protagonista il pittore Piero Sacchetto. “Solo andata”, l’artista ha voluto, un po’ ermeticamente, intitolare la sua mostra, riproponendo l’intestazione di un libro di poesia di Erri De Luca e citando, sulla locandina, un passo tratto da tale opera: “Anche il niente si fanno bastare, dormono nelle tempeste con il pollice in bocca come cena”. Nelle note che l’artista stesso stende per suggerire qualche spunto di riflessione sui suoi lavori egli sembra ripiegare verso un’intimità intellettuale esistenzialistica, forse colpita o turbata da ciò che De Luca vuole narrare, in una intonazione da “tragedia antica”, apprendiamo, sui migranti dall’Africa e su ciò che di loro è già “epopea”. Il “poema” di De Luca, come scrive Sacchetto: “racchiude infatti destini e avventure, miserie e desideri, forza di disperazione, addii, abbracci, sogni...” Ma, al di là delle parole: “…E’ da pensieri silenziosi che sono nati i lavori esposti. Silenzio e tempo hanno cercato colori, forme e materiali che non graffiassero volti già troppo segnati, che non mortificassero gesti già troppo disperati”

Pertanto i lavori di Sacchetto sembrerebbero indirizzare l’osservatore verso regioni della mente e dello spirito che l’autore, tramite il “mezzo “ pittorico, vorrebbe estrinsecare, per raccontare il suo”...viaggio di meditazione silenziosa”.

Si può’ altrettanto constatare però, che l’osservatore viene orientato, con la stessa convinzione, e proprio dalla forza delle immagini,verso regioni della materia, verso un mondo di materiale cromatico avvolgente e suggestivo, che, in una squisita inclinazione verso l’astrattismo, potrebbe voler esprimere un raffigurazione della Terra e pure dell’Universo in cui essa gravita, o meglio, dei colori della materia attraverso la quale la Terra e l’Universo ci appaiono, quasi che il viaggio di “meditazione silenziosa” ci conduca proprio lì, nella nostra culla, in cui tutto avviene ed è avvenuto e dove, nonostante la nostra presenza ed i nostri interventi, sempre nello stesso alveo finiamo per sentirci!

Pare, nei quadri in esposizione, di aver trovato la profondità degli abissi marini o l’avvolgersi dei flutti, il confondente verdeggiare di boschi e di foreste, l’ancestrale permanere di cortecce fossilizzate, le rocce nelle loro multiformi apparenze, dalla solidità del basalto alla friabilità della ghiaia o della sabbia, sempre in una tonalità morbida e suadente, mai esplodente o violenta, pur nella sua, a volte, drammaticità, nella sua forza espressiva, sino a visioni di richiamo siderale, in cui pare spalancarsi la notte cosmica, senza timori e tremori, constatando sempre il colore della materia, e quella dello Spazio sarebbe così!

Non descrizione del mondo, che devierebbe dall’astrattismo e dall’astrattezza, ma immersione nei suoi elementi, nell’”astrazione” della materia e soprattutto, del colore di essa: tale potrebbe essere il senso del messaggio di Sacchetto.

In taluni tratti egli presenta qualche affinità con autori come Ennio Morlotti o Bruno Cassinari o Zoran Music, quando vogliono esprimere aspetti della natura, ma egli appare maggiormente come il pittore dell’insieme che compone l’elemento e poi il tutto, di cui sa captare l’essenza cromatica, di cui sa cogliere il momento in cui divengono forma di colore!

Le straordinarie colorazioni appunto, segno distintivo del maestro, da lui ottenute con materiali ed impasti vari, ricavate dagli stessi elementi di cui raffigurano la materia, mettono comunque in contatto l’effetto visivo, risultato di ogni creazione pittorica, con l’afflato interiore dell’autore, con le sue ansie e le sue empatie, che per i suoi espliciti richiami, non va messo da parte!

Giorgio Siri

ARTICOLO DI ISABELLA GUIDI Settembre 2018

 

Viaggi per la vita, viaggi per la memoria

… e poi dicono che non siamo intrisi, nel cuore e nella mente, della memoria e delle opere del passato!

Pare che noi contemporanei, nell’arte abbiamo cambiato tutto. Dio è morto, l’arte è morta e anche io non mi sento tanto bene. Invece, guardando questi bei lavori di Piero Sacchetto, indoviniamo riferimenti culturali altissimi. Avete presente il tramonto che Turner descrive alle spalle dell’incrociatore Temeraire, trasportato nell’ultimo suo viaggio per essere disarmato? Oppure il sole arrabbiato che si sta coprendo di nubi nella Nave negrieracon gli schiavi gettati fuoribordo come oggi fanno con i migranti che attraversano il Mediterraneo.

Un’orgia di blu, verdi, gialli ruggine. Piero Sacchetto utilizza gli stessi gialli delle sabbie delle spiagge di Mombasa; profondi blu e ruggini tratti dai porti dalle navi ormai in disarmo e semi – affondate, il salso delle sabbie grosse.

"SOLO ANDATA"
PINACOTECA G. CATTABRIGA, Bondeno (Fe)
 Settembre/Ottobre2018
 
 

Mette tutto sulle sue tele. Sono mappe geografiche sentimentali che il nostro autore trascrive come fosse un racconto, caldo e partecipato tra cielo e terra, tra sabbie e superfici e acque salmastre. Un impasto tra luci, colori e sabbie che cambiano, come cambiano le variazioni Goldberg; cambiano di poco ma nessuna è uguale alla precedente. Così questi quadri paiono tutti uguali ma ognuno è diverso ed unico. Il “viaggio avventuroso” di Piero, diventa il viaggio di molti. Altri lavori rimandano all’oro di Klimt, al Kandinskij ispirato dai colori o ai visi e agli abiti di Nolde. L’oro di Klimt tramonta assieme al sole sui monumenti e sui templi, suscitando un moto dello spirito; resuscitano la mappa dell’Imperatore che Borges usa per descrivere il mondo. Un mondo dello scrittore, dell’artista, “nostro”, un mondo interiore. Opere come asfalti stratificati, impastati di sangue, di sudore, di carne umana, di pesce, di legni e ferri, di rocce e conchiglie. 

È un viaggio di sola andata quello che racconta Piero Sacchetto. Ma è un viaggio di sola andata con molte tappe e molti incontri, con pochi sorrisi e molta tragicità; ma è anche un viaggio per la vita, per la salvezza dell’anima o del proprio corpo, della famiglia, della moglie, dei figli e dei vecchi genitori. Non è sempre stato così? 

Come fece Enea trasportando sulle spalle il vecchio padre Anchise e il giovane figlio Ascanio, quando fuggì da Troia in fiamme per andare poi a Cartagine e approdare infine sulla costa del Lazio. È un viaggio fatto di tappe, incontri e avventure. Alcune finiscono molto male, altre avranno uno sviluppo “normale”. 

I viaggi che facciamo noi oggi, forse, non meritano di essere raccontati se viaggiamo per turismo o per conoscenza. Altri viaggi della disperazione, altri viaggi fatti con mezzi scarsi che cercano di portare in salvo anche un’idea della propria antica civiltà, meritano invece di essere raccontai; meritano di essere raccontati in questa maniera delicata ma forte che Piero Sacchetto mette nelle sue opere.

 

Graziano Campanini, 27 luglio 2018

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"SOLO ANDATA"
MUSEO REGIONALE DELL'EMIGRAZIONE DEI PIEMONTESI NEL MONDO, Frossasco  (To)

Novembre/Dicebre 2018

 
 
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