GALLERIA L'ARIETE
Bologna

Alla dilatazione dell’immagine che Sacchetto che Sacchetto ha attuato proiettando le sueintuizioni di visionario inquieto e prudente negli spazi ampi delle ultime carte dipinte fa improvvisamente riscontro un ridursi della visione lirica a uno stato assai vicino a quello onirico di cui abbiamo avuto esperienza attraverso l’esaltazione fidente della creatività nell’opera di Klee e di Mirò.

V’è rispetto alla ricerca che già conoscevamo, come uno scarto felice che porta l’artista a rompere lo schema da lui stesso creato, a violare per una sorta di magica perversione i canoni delle stratificazioni pazienti e a immergersi nel lieto tumulto delle significazioni libere, le sole in cui l’arte possa trovare un fondamento anche didattico-pedagogico.

 

ma ciò che qui interessa sottolineare è la validità del risultato raggiunto, la novità degli esiti a cui il pittore è approdato e le possibilità che per lui si aprono di rendere   la sua visione d’arte sempre più consonante con le teorie della forma proiettate nel vivo delle cose viste e vissute come luoghi della libertà: luoghi eminentemente fantastici  del quotidiano che l’artista vede e riesce a far vedere nella luce di una possibile trascendenza.

 

Franco Solmi

Se non si avrà insomma la pretesa di leggere oggettivamente ciò che nasce e si proietta come forma della soggettività più gelosa e si accetta di immergersi nell’improbabile e fluida architettura dei segni pittorici di Sacchetto, veicoli d’allusioni emotive e di intuizioni di una ragione sempre sottilmente commossa, si comprenderà perché questo astista ci appaia nelle stesso tempo in sintonia con le ricerche della nuova pittura e in qualche modo ad esse estraneo, proprio per la tensione soggettiva di cui prima facevo cenno. 

OPERE