PINACOTECA CIVICA
Pieve di Cento (Bo)

LA MONGOLFIERA  25 dicembre 1989

 

Il catalogo della mostra di Piero Sacchetto si apre emblematicamente con una citazione di Italo Calvino tratta da “ Le città invisibili” e fra le opere esposte -tutte recenti- e tale testo corre una stretta relazione.

Sacchetto infatti si sente attratto dal mondo magico dell’invisibile: per lui la realtà (pur non rifiutata a priori)diventa frutto di un lavoro di interiorizzazione per cui tutto perde peso e si dissolve in un raffinato gioco coloristico fatto di sfumature luminose entro cui ognicosa viene assorbita.

Ne scaturisce un mondo di fantasmi (come può essere quello del sogno) estremamente labile ove

l’ossessività del quotidiano viene elisa e sostituita da un clima magico non diversamente da quanto accade in Klee-intriso di intenso lirismo.

 

Roberto Vitali

PINACOTECA CIVICA DI PIEVE DI CENTO

Fiabe filiformi e memorie astratte

Dicembre 1989- Gennaio 1990

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Per una via tutta particolare con un’idea dell’arte che vien fuori senza la frequentazione ossessiva del sistema dell’arte, l’artista torinese è giunto a percepire un’urgenza di spazi lontani che la giovane arte italiana ha scelto come antidoto – per usare ancora le parole di Menna – al pieno, all’ingombro, all’eccesso di rumore che hanno invece contraddistinto le correnti pittoriche dominanti.

Bisogna tuttavia riconoscere che la figura di Sacchetto è quella di un pittore disinteressato alla cronaca artistica corrente, alle strategie e alle conflittualità di campo che hanno contraddistinto e ancora determinano l’immagine dell’attualità. Questa posizione non gli vieta di offrire un originale contributo ai generali problemi linguistici del presente che vanno sotto il segno di rinnovate memorie astratte. Intellettuale di formazione scientifica, Sacchetto ha trovato nell’adesione al colore la piena rispondenza  al suo impulso inventivo. La pittura è al tempo stesso piacere, divertimento, fantasia sottomessa al rigore e alla conoscenza del linguaggio. Senza questo doppia anima non si potrebbe comprendere la passione con cui l’artista segue la vita delle sue forme emblematiche e, soprattutto, la fiaba colorata fatta di azzurri, gialli, viola e di tinte rossastre che sfogano sull’orizzonte un flusso di trasognato lirismo. (TESTO INTEGRALE)

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Claudio Cerritelli

dicembre 1989

OPERE

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